L'intenzionalità educante tra immagini digitali del Sé, artefatti computazionali e pratiche di cittadinanza
Capitolo di libro
Data di Pubblicazione:
2023
Abstract:
La pratica del sé nella contemporaneità presuppone il
ricorso a device digitali (smartphone, tablet, smartwatch) che
trasformano il flusso di luce in dati e informazioni (Adriaans,
2020) creando degli artefatti digitali (Turilli & Floridi, 2009)
la cui natura è di tipo numerico. A differenza dell’autoritratto
analogico che crea degli artefatti fisici (Franssen et
al., 2018), il sé come risultato della fotografia mediata dai
medium digitali è destinato a essere condiviso all’interno di
piattaforme proprietarie con lo scopo di essere esibito (Han,
2022). La natura digitale degli autoritratti e la loro fruizione
attraverso le piattaforme pongono al centro del dibattito il
loro funzionamento e la cultura del selfie che contribuisce
all’espansione di un universo simbolico egoriferito. Se da
un lato, infatti, l’azione di autofotografarsi richiede al singolo
una riflessione sulla costruzione della propria immagine
nella ricerca della propria personalità (asse identitario),
dall’altro la condivisione dell’autoritratto negli spazi digitali
interpella una ri!essione sull’intenzionalità intrinseca delle
tecnologie e delle pratiche sociali ad esse collegate all’interno
di quella che viene definita platform society (asse sociale). L’ecosistema (Morley & Floridi, 2021) dei media attuale favorisce
una continua narrazione di sé attraverso profili social,
stories, selfies che vanno a creare una immensa quantità
di informazioni del singolo utente che vengono processate e
trasformate in big data attraverso algoritmi proprietari (Barassi,
2020). Questa piattaformizzazione delle pratiche sociali
(Van Dijck, Poell, De Waal, 2018) stimola una riflessione
di tipo pedagogico sul ruolo che l’educazione può assumere
all’interno dell’ecosistema per analizzare il design (Floridi,
2020) degli artefatti digitali in relazione all’intenzionalità del
singolo e degli attori collettivi (Schweikard & Schmid, 2020).
Partendo dal pensiero di Stigler (2012) che interpretando la
tecnologia come pharmakon ne sottolinea la sua natura ambivalente
(veleno o rimedio), riteniamo che interrogarsi sull’intenzionalità
educante nell’ecosistema dei media sia una possibilità
per ripensare non solo i processi identitari del singolo
individuo ma soprattutto le pratiche sociali legate a forme
di cittadinanza consapevole (Jónsson & Garces Rodriguez,
2021) al di là di una visione deterministica ed eterodiretta.
ricorso a device digitali (smartphone, tablet, smartwatch) che
trasformano il flusso di luce in dati e informazioni (Adriaans,
2020) creando degli artefatti digitali (Turilli & Floridi, 2009)
la cui natura è di tipo numerico. A differenza dell’autoritratto
analogico che crea degli artefatti fisici (Franssen et
al., 2018), il sé come risultato della fotografia mediata dai
medium digitali è destinato a essere condiviso all’interno di
piattaforme proprietarie con lo scopo di essere esibito (Han,
2022). La natura digitale degli autoritratti e la loro fruizione
attraverso le piattaforme pongono al centro del dibattito il
loro funzionamento e la cultura del selfie che contribuisce
all’espansione di un universo simbolico egoriferito. Se da
un lato, infatti, l’azione di autofotografarsi richiede al singolo
una riflessione sulla costruzione della propria immagine
nella ricerca della propria personalità (asse identitario),
dall’altro la condivisione dell’autoritratto negli spazi digitali
interpella una ri!essione sull’intenzionalità intrinseca delle
tecnologie e delle pratiche sociali ad esse collegate all’interno
di quella che viene definita platform society (asse sociale). L’ecosistema (Morley & Floridi, 2021) dei media attuale favorisce
una continua narrazione di sé attraverso profili social,
stories, selfies che vanno a creare una immensa quantità
di informazioni del singolo utente che vengono processate e
trasformate in big data attraverso algoritmi proprietari (Barassi,
2020). Questa piattaformizzazione delle pratiche sociali
(Van Dijck, Poell, De Waal, 2018) stimola una riflessione
di tipo pedagogico sul ruolo che l’educazione può assumere
all’interno dell’ecosistema per analizzare il design (Floridi,
2020) degli artefatti digitali in relazione all’intenzionalità del
singolo e degli attori collettivi (Schweikard & Schmid, 2020).
Partendo dal pensiero di Stigler (2012) che interpretando la
tecnologia come pharmakon ne sottolinea la sua natura ambivalente
(veleno o rimedio), riteniamo che interrogarsi sull’intenzionalità
educante nell’ecosistema dei media sia una possibilità
per ripensare non solo i processi identitari del singolo
individuo ma soprattutto le pratiche sociali legate a forme
di cittadinanza consapevole (Jónsson & Garces Rodriguez,
2021) al di là di una visione deterministica ed eterodiretta.
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
ecosistema dei media; paltform society; educazione; artefatto digitale; cittadinanza; datificazione
Elenco autori:
Adamoli, M; Emilio, M; Miatto, E
Link alla scheda completa:
Titolo del libro:
Il Sè riflesso. Immagini, narrazioni, tecnologie e altre forme contemporanee di autorappresentazione
Pubblicato in: