Data di Pubblicazione:
2017
Abstract:
La migrazione, intesa come fatto sociale totale, porta con sé donne
e uomini con istanze e bisogni diversi e con universi di significati spaesanti. Nel
paese di approdo si evidenziano processi conflittuali e microtraumi quotidiani
psicofisici. Da un punto di vista psicologico e antropologico, si evidenzia come
in tal modo ci si sposti da una visione del trauma come evento unico
caratterizzato da ‘violenza’ per la struttura psichica e sociale a una visione del
trauma come serie di eventi, ispirata al trauma cumulativo (Khan, 1979) con un
approccio post-coloniale. L'intervento intende dar conto del trauma migratorio
nel paese di approdo, attraverso la narrazione di un minore straniero non
accompagnato (MSNA) convinto di essere vittima dei Jinn e di come tale
trauma si palesi e si sviluppi attraverso tratti culturali propri del migrante.
L'attenzione, per comprendere le ragioni culturali e sociali del trauma, è filtrata dal costrutto di Fanon di variabile religiosa e variabile culturale per cogliere
come tale disagio nasca, si sviluppi, emerga esso stesso e faccia emergere altri
tipi di sofferenze, e di come trovare le contromisure per far diminuire tali traumi
nel corpo, nella psiche e nel contesto sociale.
Il corpo è manifestazione del dolore perché “è il primo e il più naturale
strumento dell'uomo" (Mauss, 1936) e soprattutto il corpo è il luogo
antropologico per eccellenza, luogo della socializzazione e della capacità
inclusiva ed esclusiva dell'uomo. Se possiamo comprendere le ragioni sociali di
un disagio, possiamo, attraverso l'etnografia pubblica (Tedlock, 2005),
migliorare approcci terapeutici nella relazione di cura transculturale.
e uomini con istanze e bisogni diversi e con universi di significati spaesanti. Nel
paese di approdo si evidenziano processi conflittuali e microtraumi quotidiani
psicofisici. Da un punto di vista psicologico e antropologico, si evidenzia come
in tal modo ci si sposti da una visione del trauma come evento unico
caratterizzato da ‘violenza’ per la struttura psichica e sociale a una visione del
trauma come serie di eventi, ispirata al trauma cumulativo (Khan, 1979) con un
approccio post-coloniale. L'intervento intende dar conto del trauma migratorio
nel paese di approdo, attraverso la narrazione di un minore straniero non
accompagnato (MSNA) convinto di essere vittima dei Jinn e di come tale
trauma si palesi e si sviluppi attraverso tratti culturali propri del migrante.
L'attenzione, per comprendere le ragioni culturali e sociali del trauma, è filtrata dal costrutto di Fanon di variabile religiosa e variabile culturale per cogliere
come tale disagio nasca, si sviluppi, emerga esso stesso e faccia emergere altri
tipi di sofferenze, e di come trovare le contromisure per far diminuire tali traumi
nel corpo, nella psiche e nel contesto sociale.
Il corpo è manifestazione del dolore perché “è il primo e il più naturale
strumento dell'uomo" (Mauss, 1936) e soprattutto il corpo è il luogo
antropologico per eccellenza, luogo della socializzazione e della capacità
inclusiva ed esclusiva dell'uomo. Se possiamo comprendere le ragioni sociali di
un disagio, possiamo, attraverso l'etnografia pubblica (Tedlock, 2005),
migliorare approcci terapeutici nella relazione di cura transculturale.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
MSNA (Minosri Stranieri Non accompagnati),; Diaspora; Disagio Mentale; Mental Illness; UISM (Unaccompanied Immigrant Minors); Diaspora
Elenco autori:
Pesce, M; Bianchi, L
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