Il corpo-spartito. Per un’analisi antropologica dell’osservare ed interpretare il corpo in Musicoterapia
Capitolo di libro
Data di Pubblicazione:
2020
Abstract:
In questo saggio, vengono introdotti alcuni aspetti della dimensione corporea all’interno del campo analitico della musicoterapia. I punti di vista adottati saranno due, in dialogo tra loro.
Uno sguardo del quale ci avvarremo è quello della musicoterapia stessa: una disciplina ibrida, attraversata nella sua storia e nella sua epistemologia da due correnti: da un lato, una vena profonda di natura ‘umanistica’, qualitativa, creativa, espressiva, legata alla natura non-verbale del suono e del rumore, del ritmo e della musica, connaturata alla prossimità che la comunicatività musicale ha con mondi non ordinari – come ad esempio l’aldilà, la spiritualità, la sofferenza; dall’altro lato, una spinta, una tendenza storica, che la musicoterapia contemporanea esprime, a bussare alla porta delle scienze mediche, per ricavarne una legittimazione scientifica e dunque sociale. Da una parte, quindi, musicoterapia e musicoterapisti come disciplina e come operatori imparentati, nello spazio e nel tempo, con pratiche e saperi, con attori sociali e specialisti, che ovunque nel mondo e per millenni hanno accompagnato con le loro arti e competenze l’uso e l’esperienza di suoni, musiche, canti che dicono la cura, che veicolano la guarigione, che definiscono il senso della malattia e della morte, della terapia e del farmaco. Dall’altra, musicoterapia e musicoterapisti come elementi di un discorso storico globalizzato, nel quale le istanze e le necessità del pluralismo medico pagano un pegno elevato all’egemonia della biomedicina. Questo, per quanto riguarda il primo sguardo.
Circa il secondo, esso è già adombrato nel modo stesso in cui ho appena parlato di musicoterapia come fenomeno imbricato in dinamiche di identificazione storico-socio-culturale; dei musicoterapisti come attori sociali alle prese con le istanze di definizione e posizionamento epistemologico e sociale della loro disciplina. È il punto di vista dell’antropologia medica e psicologica.
Partendo dunque da alcune definizioni di base, utili a delimitare il campo di analisi, saranno la vibrazione, il rumore, il suono, la musica a costituire il mezzo – buono da sentire come vibrazione, e buono da pensare come metafora – attraverso il quale svilupperemo alcune riflessioni, e che ci condurrà a considerare il tema della corporeità nel campo terapeutico-relazionale della musicoterapia, da un punto di vista antropologico. Lo spazio a disposizione qui è quello di un abbozzo, nella direzione dell’analisi antropologica della corporeità del paziente, e di riflesso del terapeuta, in interazione tra loro.
Uno sguardo del quale ci avvarremo è quello della musicoterapia stessa: una disciplina ibrida, attraversata nella sua storia e nella sua epistemologia da due correnti: da un lato, una vena profonda di natura ‘umanistica’, qualitativa, creativa, espressiva, legata alla natura non-verbale del suono e del rumore, del ritmo e della musica, connaturata alla prossimità che la comunicatività musicale ha con mondi non ordinari – come ad esempio l’aldilà, la spiritualità, la sofferenza; dall’altro lato, una spinta, una tendenza storica, che la musicoterapia contemporanea esprime, a bussare alla porta delle scienze mediche, per ricavarne una legittimazione scientifica e dunque sociale. Da una parte, quindi, musicoterapia e musicoterapisti come disciplina e come operatori imparentati, nello spazio e nel tempo, con pratiche e saperi, con attori sociali e specialisti, che ovunque nel mondo e per millenni hanno accompagnato con le loro arti e competenze l’uso e l’esperienza di suoni, musiche, canti che dicono la cura, che veicolano la guarigione, che definiscono il senso della malattia e della morte, della terapia e del farmaco. Dall’altra, musicoterapia e musicoterapisti come elementi di un discorso storico globalizzato, nel quale le istanze e le necessità del pluralismo medico pagano un pegno elevato all’egemonia della biomedicina. Questo, per quanto riguarda il primo sguardo.
Circa il secondo, esso è già adombrato nel modo stesso in cui ho appena parlato di musicoterapia come fenomeno imbricato in dinamiche di identificazione storico-socio-culturale; dei musicoterapisti come attori sociali alle prese con le istanze di definizione e posizionamento epistemologico e sociale della loro disciplina. È il punto di vista dell’antropologia medica e psicologica.
Partendo dunque da alcune definizioni di base, utili a delimitare il campo di analisi, saranno la vibrazione, il rumore, il suono, la musica a costituire il mezzo – buono da sentire come vibrazione, e buono da pensare come metafora – attraverso il quale svilupperemo alcune riflessioni, e che ci condurrà a considerare il tema della corporeità nel campo terapeutico-relazionale della musicoterapia, da un punto di vista antropologico. Lo spazio a disposizione qui è quello di un abbozzo, nella direzione dell’analisi antropologica della corporeità del paziente, e di riflesso del terapeuta, in interazione tra loro.
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Corpo; Suono; Cura; Relazione; Musicoterapia; Educazione; Pedagogia; Antropologia
Elenco autori:
Menegola, L
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Titolo del libro:
Il corpo come Mandala dell'universo. Il corpo in psicoterapiaAtti del Congresso Nazionale di Ecobiopsicologia Milano 18-19 Maggio 2019